capirsi

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“Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce” recita una frase da diario (ma anche da libro di filosofia).
Io direi più che il corpo ha le sue ragioni e che la mente in realtà conosce, ma noi ci ostiniamo a dire che sono due opposti, che stanno su piani diversi, ai due estremi dell’asse dell’altalena.
Ci obblighiamo a fare il giro più lungo per far capire alla mente le ragioni del corpo e al corpo quelle della mente.
Banalmente mi verrebbe da dire che è un problema occidentale, che in tutte le discipline abbiamo progressivamente separato la mente dal corpo, ma non ne sono tanto sicura.

Quello che mi stupisce ultimamente è come il corpo e la mente sappiano capirsi. La mia testa sa dare un nome ai movimenti del mio corpo che io percepisco come assolutamente istintivi. E il pronunciare quel nome ad alta voce riesce a migliorare il movimento seguente, così, senza pensarci.
Il mio corpo divincolandosi e premendosi, strattonandosi e torcendosi, sudando e mordendo, riesce a strizzare fuori dalla testa pensieri in cortocircuito e restituirmi una mente libera e attenta.

Forse anche queste in fondo sono banalità, nulla di straordinario ad esempio per uno sportivo. Ma è come non mi fossi mai resa conto di quanto tutto questo sia incredibilmente straordinario e affascinante.
E di quanto sia bello l’istante in cui mente e corpo sono tesi verso la stessa direzione.